Il percorso formativo

L’obiettivo della è dotare i membri delle organizzazioni della società civile degli strumenti di crescita personale, capacità relazionali e strumenti di azione sviluppati e testati nel corso degli oltre 75 anni di del community organizing in vari Paesi del mondo, dagli Stati Uniti alla Giordania, passando per , Francia e Sud Africa.

Tutte le formazioni prevedono modalità didattiche interattive in cui il partecipante impara attraverso un’esperienza diretta e di gruppo.

Il potere, inteso come verbo, rappresenta la capacità per l’essere umano di manifestare le proprie capacità e il proprio scopo. Quando ci viene a mancare, viene meno una parte fondante della nostra identità. Per questo il senso di impotenza è un’esperienza così dolorosa, che tutti cercano di sfuggire.
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Partire dall’obiettivo di sviluppare un senso di potere, consente di vedere alcuni atteggiamenti che ingabbiano la capacità di relazionarsi agli altri in modo proattivo come il “lamentarsi e dare colpe”, il “cercare il nemico” e il “parlare di quello che dovrebbero fare gli altri”. Facendo dipendere quello che è possibile fare dagli altri, “dal sistema” o dall’individuazione di un colpevole, queste conversazioni risultano divisive e indeboliscono sul nascere il potere di agire dei cittadini necessario al cambiamento.

Come ha scritto Danilo Dolci, “non si può realizzare una società civile senza imparare a distinguere forza–potere da violenza–dominio”. Ma come si può costruire un potere-forza basato sulla collaborazione e capacità di auto realizzazione?

In questo modulo esploreremo:

  • le due concezioni del potere: dominante e relazionale
  • come si può creare potere al livello della società civile
  • casi concreti di sfogo disfunzionale del senso di impotenza
  • casi concreti di esercizio efficace del potere dei cittadini
2.

Storie

Parlare di ciò che ci sta a cuore partendo dal comprenderne l’origine nelle nostre storie di vita, invece che in ideologie astratte, consente di unire le persone grazie al potere delle storie, incoraggiare l’azione invece che le discussioni teoriche, e sviluppare le capacità di autoriflessione indispensabili per esercitare una leadership autentica, responsabile e riconosciuta.
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Saper trovare e raccontare una narrazione pubblica che parta dalla propria e dalle altrui storie di vita è il primo strumento per raggiungere questo obiettivo.

 

Affronteremo questi temi:

  • Due modi di interpretare il mondo: analitico e narrativo
  • L’importanza delle storie: impatto emotivo, autenticità, empatia, legame con l’azione
  • Gli elementi ricorrenti in tutte le storie del mondo
  • Rendersi “calcolatamente vulnerabili”
  • Elaborazione della propria storia pubblica
3.

Ascolto

Se le cose non vanno bene, se la democrazia è debole o assente, se c’è insoddisfazione politica, se il potere è odioso o irresponsabile, se lavorare con gli altri sembra impossibile, se la città è in declino – solo parte del problema riguarda il non riuscire a far sentire la propria voce. L’idea alternativa, è che se le voci democratiche sono deboli in una comunità, è perché non c’è ascolto. L’ascolto infatti mette al centro l’altro, crea relazione, incoraggia apertura e fiducia. L’ascolto crea la comunità.
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Il community organizing ha sviluppato uno strumento per farlo: gli “incontri relazionali”. Un buon incontro relazionale richiede la capacità di comprendere l’importanza politica fondamentale dell’ascolto e lo sviluppo di capacità personali necessarie a un ascolto attivo.

 

Affronteremo questi temi:

  • Come si creano relazioni tra diversi
  • La qualità dell’ascolto
  • Le buone domande
  • Il confine per nulla scontato tra relazioni pubbliche e relazioni private

4.

Leader

Essere leader significa sapersi prendere responsabilità rispetto a problematiche che vanno oltre noi stessi. Quello che impedisce di assumersi questa responsabilità non è essere pessimisti piuttosto che ottimisti sulla possibilità di riuscire. Quello che lo impedisce è non avere chiare le proprie motivazioni e avere un concetto errato di leadership.
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Dopo aver chiarito le proprie motivazioni attraverso il sulla storia personale, occorre “smitizzare” il concetto di leader prevalente, così da lasciare spazio a un modello di leadership più collettiva, diffusa e diversificata. Nel community organizing questo modello di leadership è definito “a fiocco di neve” per la sua rappresentazione a diagramma. In questo modello sistemico, uno dei compiti principali di un leader è saper trovare e incoraggiare altri leader.

 

Affronteremo questi temi:

  • Cosa significa essere un leader?
  • Perché abbiamo bisogno di leader?
  • I concetti fuorvianti di leadership
  • La leadership “a fiocco di neve”
  • Esercizi pratici di leadership
5.

Comunità

Nel community organizing la comunità non è un luogo astratto e ideale, e neanche un obiettivo da raggiungere alla fine. La comunità è composta prima di tutti dei luoghi dove le persone si incontrano e socializzano già. I community organizer chiamano questi luoghi “”, perché ancorano le persone al territorio dove vivono, e le une alle altre. Sono le scuole, le chiese, le moschee e gli altri luoghi di culto, i centri sportivi, le associazioni di quartiere, etc.
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Una campagna di ascolto è uno sforzo coordinato da parte di un’organizzazione o un gruppo di organizzazioni per chiedere alle persone – sia i membri dell’organizzazione che un pubblico più ampio – cosa gli piacerebbe cambiare rispetto al luogo in cui vivono, o su che cosa vorrebbero agire collettivamente.

 

Affronteremo questi temi:

  • Il ciclo dell’organizing
  • Identificare gli attori della comunità
  • Organizzare campagne di ascolto
  • Come facilitare una discussione inclusiva, aggregante e fruttuosa

6.

Sicurezza psicologica e organizzazione relazionale

Le organizzazioni sono spesso associate nel nostro immaginario a burocrazia, procedure, ruoli, riunioni, divisione strutturata dei compiti. A cose molto noiose, e senz’anima.

Occorre trasformare la base portante delle nostre organizzazioni dalla burocrazia alle capacità relazionali. La funzione reale dell’organizzazione è rendere stabile la base di relazioni necessaria a creare legami di fiducia e di collaborazione.

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Come dimostra una ricerca realizzata in Google, i team più efficaci non sono quelli composti da persone individualmente più intelligenti o abili, ma quelli che hanno regole che incentivano una leadership diffusa. Una delle caratteristiche chiave di questi gruppi è la sicurezza psicologica che garantiscono a chi ne fa parte.

 

Affronteremo questi temi:

  • come creare team efficaci
  • l’importanza della sicurezza psicologica
  • come si facilitano le discussioni di gruppo
  • elementi di gestione dei conflitti e comunicazione nonviolenta
  • l’importanza della riflessione basata sull’azione
7.

Dalla protesta alla proposta

Mentre l’attivismo è tendenzialmente reattivo e si mobilita contro decisioni delle autorità pubbliche, il community organizing tenta di costruire consenso e forme di pressione su proposte specifiche. Per far questo ha elaborato delle strategie per trasformare i problemi in domande specifiche, e per selezionare gli obiettivi e i target delle proprie azioni. I leader sono formati e seguiti nel portare avanti un’attenta ricerca-azione sulle cause e le possibili soluzioni e sull’analisi del potere decisionale su cui riuscire a influire per poter arrivare a una negoziazione.

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Affronteremo questi temi:

  • La differenza tra problemi e richieste
  • Come si sceglie una campagna
  • Le “azioni” di ricerca
  • Come si fa un’analisi del potere
  • Esempi pratici